Qualcuno a cui tengo tiene molto al mio blog, forse è per questo che torno a scrivere. Non è più un diario da tempo immemorabile, e mi annoiava il soliloquio in cui si stava trasformando.
Ma torno a scrivere oggi perchè è un giorno importante.
E' il giorno in cui ho scoperto che non sei più tu, Viper, il mio interlocutore.
Sono i tuoi mille replicanti.
Parlo sempre a un tuo replicante: io vivo...e attraggo un tuo replicante, mi nascondo... e mi scova un tuo replicante, mi chiudo nel pugno della mia mano...e con forza un replicante mi spezza le dita strette pur di aprirle e guardare se dentro c'è il vecchio pegno del gioco del silenzio.
E io forte a dire "Non fa male, non mi spezza, non mi piega". Io sarah Connor che si fa i muscoli in manicomio. La Storia si ripete con le stesse sordide ragioni, figuriamoci se non si ripete la tiritera delle vite androidi...
Scatta la riflessione karmica sulla
coazione a ripetere, che è magari utile a tanti, ma che affonda in un loop a cui non riesco a sfuggire ora. Meglio prepararsi a combattere perchè so che sta per tornare.
Sta per tornarmi la voglia di spaccare vetri, unita a una sana ansia da prestazione, la voglia di indossare occhiali scuri anche quando il sole non c'è, la voglia di legarmi stretti i capelli per annullarmi di dosso le morbidezze, la voglia di trucco scuro e musica che mi fa male ai timpani. E se avessi una moto... la voglia di correre a mille all'ora sulla skyline di una città dall'estetica distrutta.
Forse è questa parte di me, Vipera, che quelli come te non sanno controllare, la parte che somiglia di più a un uomo, la parte che non ha curve ma solo spigoli, la parte che non ammette vie di mezzo nè facili qualunquismi. La parte che non fa di me la compagna masochista e silente che guarda e non vede, soffre e non parla, nè l'amante sciocca da tacitare con regali propiziatori.
E la parte che mi faceva star male, quando ero piccola e guardavo i cartoni, e c'era un personaggio alla fine della storia che rimaneva allo scuro dei fatti, che veniva raggirato nascondendo la verità, che rimaneva deluso. Ebbene, ho imparato allora ad aggrottare le sopracciglia sotto la frangetta dorata da paggio e a stringere il pungno, per chiuderci dentro a protezione me stessa e il mio fottuto senso di giustizia.
Sono sempre io.